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L’architettura che sceglie il legno

30 Settembre 2026 | Blog, Legno

Negli ultimi vent’anni il legno è passato da materiale complementare a protagonista strutturale dell’architettura contemporanea.

Non più solo rivestimento o dettaglio decorativo, ma sistema costruttivo capace di reggere grattacieli, coprire spazi pubblici e ridisegnare lo skyline di intere città.

Una traiettoria che tocca direttamente anche la scelta di un serramento: la stessa logica tecnica e ambientale che ha spinto studi di architettura internazionali a costruire in legno lamellare vale, su scala domestica, per una finestra.

Il legno lamellare cambia le regole della costruzione in altezza
Il salto tecnologico che ha reso possibile questa svolta è quello del legno lamellare incrociato (CLT, cross laminated timber) e del legno lamellare (glulam): pannelli e travi ingegnerizzati che offrono resistenza strutturale paragonabile al cemento armato, a fronte di un peso nettamente inferiore. Il caso più citato a livello internazionale è il Mjøstårnet di Brumunddal, in Norvegia: 85,4 metri su 18 piani, riconosciuto dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat come l’edificio in legno più alto al mondo al momento del completamento, nel 2019, firmato dallo studio Voll Arkitekter. Due anni dopo, in Svezia, il Sara Kulturhus di Skellefteå — progettato da White Arkitekter — ha raggiunto i 75 metri diventando il secondo grattacielo in legno più alto del mondo, realizzato con una combinazione di CLT e glulam provenienti da foreste nel raggio di 60 chilometri dal cantiere.

Tre architetti che hanno portato il legno nel dibattito internazionale
Shigeru Ban, premio Pritzker nel 2014, è probabilmente il nome più associato alla rivalutazione del legno in architettura. Il Centre Pompidou-Metz, inaugurato nel 2010, ha introdotto una copertura reticolare in legno lamellare diventata un riferimento per l’uso strutturale ed espressivo del materiale. Kengo Kuma, architetto giapponese, ha portato il legno nel progetto più visibile del Giappone recente: lo Stadio Nazionale di Tokyo, realizzato per le Olimpiadi del 2020, dove elementi lignei ispirati alla falegnameria tradizionale ammorbidiscono la scala monumentale della struttura. A questi si affiancano gli studi scandinavi — Voll Arkitekter e White Arkitekter tra tutti — che hanno reso il legno lamellare lo standard per l’edilizia pubblica sostenibile del Nord Europa.

Perché l’architettura è tornata al legno
Dietro la scelta non c’è solo l’estetica. Il legno è l’unico materiale da costruzione su larga scala capace di immagazzinare carbonio invece di generarlo in fase di produzione: gli alberi assorbono CO₂ durante la crescita e la trattengono per tutta la vita utile del manufatto. È lo stesso principio – il carbonio biogenico – al centro dello studio LCA condotto dal Politecnico di Torino sui serramenti Navello, che ha misurato un bilancio di CO₂ negativo su una finestra con vita utile di 50 anni. Un dato che lega, con lo stesso linguaggio scientifico, il grattacielo e la finestra di casa.

Dalla scala urbana a quella dell’abitazione
Ciò che accomuna il Mjøstårnet e un serramento in legno non è la dimensione, ma il principio costruttivo: materiale rinnovabile, tracciabile, capace di prestazioni tecniche misurabili e di una durata che si misura in decenni, non in anni. Le stesse ragioni che hanno convinto studi come Shigeru Ban Architects o White Arkitekter a costruire grattacieli in legno sono, su scala più piccola, le ragioni per cui un serramento in legno resta oggi una scelta tecnica prima ancora che estetica.

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